|
IMBO
"Ufficiale"
    
7169 Posts |
Posted - 15/06/2010 : 18:15:32
|
Il sogno di Burgnich Sandro Veronesi, “Corriere della Sera“, 6 giugno 2006
Mondiali del Messico 1970. Prime riprese televisive con il replay, la scritta bianca sul teleschermo VIVO-LIVE oppure, per l’appunto, REP-REPLAY. Semifinale Italia-Germania, sesto minuto del primo tempo supplementare. E’ un momento terribile per gli azzurri: dopo essere stati in vantaggio per tutta la partita hanno subito il goal del pareggio a tempo scaduto, marcato in spaccata da Schnellinger, un difensore di quelli che non segnano mai. Nella pausa i tedeschi hanno recuperato Beckenbauer, che pareva dovesse uscire per una lussazione alla spalla e invece è rimasto in campo con una gloriosa fasciatura, mentre l’Italia ha perso Rosato, che non è rientrato in campo per i supplementari, sostituito da Poletti. E al terzo minuto proprio Poletti, disorientato, intimidito, su una palla fioca colpita di testa da Seeler, ha innescato il pastrocchio con Albertosi e Cera che ha permesso a Muller di dare la zampata fatale, e la palla è rotolata lentamente in rete.
Il gioco è ripreso e, nel delirio dei tifosi tedeschi, gli azzurri si sono trovati ad arrancare su per un campo che all’improvviso è diventato in salita, inclinato ferocemente verso la porta. Occhi vuoti, testa vuota, muscoli vuoti, la finale sta volando via: un momento terribile, appunto, terribile. La palla è ferma nella metà campo tedesca per una punizione che l’Italia deve battere. E mentre Rivera e Domenghini cincischiano, anche per ricordarsi chi sono, dove sono, se e quando, si vede un giocatore con la maglia azzurra passare di corsa in basso sul teleschermo, spuntare da sinistra e dirigersi verso destra- ma così, completamente estraneo alla stasi che si è prodotta, disinteressato alla punizione e ai compagni e agli avversari che tirano il fiato attorno a lui; come calamitato da una visione, corre, come invasato da un’illuminazione marinara, come attratto da un miraggio; e questo miraggio si trova evidentemente altrove rispetto al pallone fermo, a Rivera e Domenghini fermi, e alla telecamera ferma che continua ad aspettarli, ragion per cui questo giocatore tira dritto e scompare a destra del teleschermo, in questo anticipando il movimento offensivo dei giocatori dei primi videogames, quelli che verranno inventati tra vent’anni, quando i suoi figli saranno già troppo grandi per goderseli davvero.
E’ Burgnich, l’invasato, che nella sua carriera avrà passato la metà del campo sì e no cinque volte; è Tarciso Burgnich, sì, che traversa in questo strano modo tutto il campo, e dalle profondità della difesa che sempre l’hanno inghiottito, si sperde nell’altrove illuminato da ciò che solo lui ha previsto-e se non l’ha previsto, se l’ha solo sognato, allora fra trenta secondi bisognerà dire che la sua maniera di sognare è potente anche più dei polpacci. Ecco, Burgnich è scomparso nel suo altrove, e l’Italia ha già pareggiato, e poi è passata in vantaggio, ed è già stata raggiunta sul tre a tre, e immediatamente dopo Rivera ha già siglato il goal che ci porterà in finale, ma ancora nessuno lo sa. Non lo sa la telecamera, che continua ad aspettare che venga battuta la punizione, e non lo sa nemmeno Rivera, nemmeno quando, finalmente, la batte: un lungo traversone nell’area tedesca, dove casca casca, che casca preciso tra i piedi di quel tedesco che-sta scritto lassù, nel librone- oggi deve sbagliare un rinvio, e infatti lo sbaglia, e consegna il pallone sui piedi di Burgnich, smarcato nell’unico punto del mondo e nell’unico istante del tempo che possano fare di lui un centravanti. Nessuno, tra i telespettatori, e forse anche tra i suoi compagni, riesce a riconoscerlo: “Tira!”, è il grido collettivo che gonfia questo istante, “Tira!”, “Tira!”, “Tira!”-sì, ma rivolto a chi? Chi è quell’italiano con la palla tra i piedi? Non è Riva, di sicuro, e non è Boninsegna; non è Bertini, non è De Sisti, non è Facchetti; Rivera e Domenghini erano laggiù, sul punto di battuta della punizione, dunque non possono essere.
Chi è ? Ma non importa, “Tira, chiunque tu sia!”, “Tira!”, e infatti Burgnich tira, tira d’istinto, di forza, di rabbia, di vendetta, di disperazione, di oblio, d’ansia, d’odio e di dolore-Burgnich tira, e segna il suo unico goal con la maglia della Nazionale. Grazie, Tarciso. Che Dio ti benedica per questa tua prodezza. Che non è stato il goal, ma, prima del goal, quel tuo sogno assurdo di far goal, quell’attraversare tutto il campo, quello spostarti da dove sempre stavi a dove non potevi stare mai. Il più grande movimento senza palla, senza gioco e senza senso della storia del calcio italiano.
|
''A Voi buona fortuna, sotto cielo senza tempesta, su pista con pozzi generosi e senza predoni.'' (Paolo Caccia Dominioni)

|
|